Il presidente di Legambiente commenta la questione della TAV: «ci sono altre priorità, il Governo si confronti sulle vere opere pubbliche che servono davvero al Paese»

Stefano Cianfani
Stefano Cianfani

L’associazione ambientalista Legambiente commenta la scelta del Governo di andare avanti nella realizzazione della “Tav”, dopo che il presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, mercoledì 24 luglio, alla Camera, ha spiegato la sua apertura alla realizzazione della linea ferroviaria “Torino -Lione”: «senza un accordo con Parigi, una decisione unilaterale avrebbe costi ingenti per le casse dello Stato – ha ammesso – ho sempre sostenuto con chiarezza la volontà dell’Italia di ridiscutere l’opera e questo ha portato l’Unione europea ad aumentare il finanziamento».

«Sembra che andare al governo faccia completamente perdere l’approccio scientifico e di buonsenso che dovrebbe accompagnare le scelte strategiche nel campo dei trasporti – sottolinea il presidente nazionale, Stefano Cianfani – è capitato a Matteo Renzi che è passato dal definire in un suo libro la “Torino – Lione” «un investimento fuori scala e fuori tempo» ad avvallarne la costruzione, è successo a Matteo Salvini che nel proprio repertorio di felpe ha indossato anche quella “No Tav” ma che ora tanto si spende per proseguirne la realizzazione, è successo in ultimo anche al “Movimento Cinque Stelle” da sempre su posizioni contrarie alla grande opera inutile ed ora disponibile a sancire il via libera attraverso il proprio premier. Il tutto in barba alle analisi costi-benefici che negli anni non hanno potuto far altro che decretare l’insostenibilità di un’opera come la “Torino – Lione” per costi e impatto. E in barba a tutti quei pendolari che vorrebbero avere ogni giorno, sulla tratta casa-lavoro, un servizio adeguato e che invece continuano ad essere esposti a disservizi, a rischi per la propria sicurezza e in molti casi a dover forzatamente scegliere l’auto perché gli è stato tagliato il servizio ferroviario».

«La Tav, oltre ad essere un’opera inutile e costosa, non sposterà un solo tir dalla strada – denuncia Cianfani – visto che resterà più economico e facile far “girare” le merci su gomma. E’ incredibile che in un anno di discussione sull’alta velocità “Torino – Lione” e sul trasporto merci, nel governo non si sia fatto alcun passo avanti nella direzione di politiche che, sull’esempio svizzero e austriaco, decidano di chiudere al trasporto su strada o a tassarlo. Invece di investire sulle grandi opere inutili, il Governo abbia il coraggio di ridurre la quota di trasporto merci che oggi viaggia su gomma disincentivando questo trasporto attraverso leve fiscali e tariffarie, di incentivare la mobilità urbana sostenibile, rafforzare e rendere più competitivo il trasporto ferroviario pendolare e urbano per offrire una valida alternativa all’auto e promuovere l’alternativa della mobilità elettrica. Vogliamo ricordare all’Esecutivo Conte che si continua a parlare di Tav e non di quelle opere pubbliche che servono davvero al Paese e che permetterebbero di ridurre, ad esempio, le emissioni in atmosfera di gas serra e inquinanti, di ridurre lo scarico dei reflui fognari nell’ambiente per cui stiamo pagando multe salate, di affrontare il tema della gestione dei rifiuti. Si tratta di opere prioritarie, fondamentali per la qualità della vita delle persone e per l’economia del Paese, di cui però oggi si parla poco perché la politica è troppa presa dal dibattito sulla Tav dimenticando il resto».

«Se davvero si volesse investire su spostamenti efficienti e non inquinanti – aggiunge Fabio Dovana, presidente di Legambiente Piemonte – non avremmo dovuto assistere ad un riduzione dei finanziamenti statali per il trasporto ferroviario del -20,4 per cento, tra il 2009 e il 2018, a cui si potrebbe aggiungere a fine anno un ulteriore taglio di 300 milioni, per la clausola di salvaguardia nella legge di Bilancio che ha buone probabilità di scattare vista la situazione economica. E proprio in Piemonte i dati indicano che l’emorragia di pendolari avuta a partire dal 2011 per effetto del taglio di quattordici linee cosiddette “minori” non si è ancora arrestata».

In Piemonte nel 2017 sono state in media 166.445 le persone che ogni giorno hanno preso un treno, in diminuzione rispetto al 2016 quando si attestavano a 167.556 mila. Per tornare almeno ai 175.400 viaggiatori del 2011 servono maggiori investimenti. Sempre in Piemonte gli stanziamenti per il servizio ferroviario si attestano a 5,51 milioni di euro l’anno, appena lo 0,05 per cento del bilancio regionale. E la “Torino – Lione” non farà altro che farà altro che drenare ulteriori risorse a scapito dei pendolari.